Home Newsletter 2012 L’approdo alla Deliberative Democracy come valore aggiunto del progetto

by Grazia Felli, Parzo Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga

Per la conservazione dei grandi carnivori è necessario trovare un compromesso tra le esigenze delle popolazioni degli animali selvatici e le attività umane. Per questo motivo, nel progetto LIFE EX-TRA è stata posta particolare attenzione al tentativo di sviluppare un dialogo tra le autorità competenti e le comunità locali. In ogni Paese, mediante il ricorso a metodi propri delle scienze sociali sono stati individuati i problemi più urgenti e i principali gruppi d’interesse coinvolti dalla presenza dei grandi carnivori.

In Italia il problema principale nelle aree protette è rappresentato da una sensazione di mancata rappresentanza e considerazione delle opinioni dei differenti gruppi d’interesse da parte delle autorità locali. In Romania la questione centrale è costituita dalla necessità di istituire un sistema funzionale per l’indennizzo dei danni al bestiame domestico causati dai grandi carnivori. In Bulgaria si è cercato di attenuare una situazione di emergenza con le comunità locali generata dall’attacco da parte di un orso a una persona. In Grecia il problema principale, identificato nella fase di analisi, è costituito dalla convinzione degli allevatori e dei cacciatori che i grandi carnivori siano stati reintrodotti dall’uomo. Sulla base di questi risultati sono stati organizzati 95 incontri con diversi gruppi di interesse; a seconda dei temi affrontati, questi incontri hanno visto coinvolti la popolazione residente, i rappresentanti delle autorità locali, gli allevatori di bestiame, i cacciatori , i rappresentanti delle assicurazioni dello Stato, etc.

In tutti i Paesi del progetto c'è stato un generale apprezzamento da parte dei gruppi di interesse del processo intrapreso dalle autorità locali e dalle ONG; un processo che non rappresenta un’iniziativa isolata, ma un nuovo approccio per condividere le scelte gestionali. Questo ha generato un miglioramento complessivo dei rapporti tra i gruppi d’interesse e le autorità locali, ed è probabile che i benefici positivi sulla conservazione del lupo e dell'orso dureranno oltre la fine del progetto.

Approccio territoriale e gestione della conflittualità ambientale hanno così dimostrato essere i cardini di una democrazia deliberativa preoccupata di garantire la sostenibilità dello sviluppo attraverso l’espletamento di una governance che concepisca e pratichi l’azione ambientale prendendo esplicitamente in carico la rappresentanza di tutte le istanze attoriali e l’autonomia delle forze in gioco.

A tal proposito, nell’ambito del progetto Life Ex Tra, i partner italiani hanno potuto discostarsi dall’immagine di semplici “dispositivi di intervento” per diventare a tutti gli effetti delle “cornici di co-progettazione”. Ciò significa che essi non funzionano tanto come una “fabbrica di prodotti/risultati”, ma piuttosto come un congegno che appronta quadri di azione, seguendo un principio generale di sussidiarietà e favorendo soluzioni procedimentali di tipo negoziale.

I tre parchi italiani coinvolti possono assumere dunque un’organizzazione leggera, flessibile, portatrice, ove le circostanze lo richiedano, di servizi tecnici, di assistenza organizzativa e di appoggio finanziario. Ciò significa che il ciclo di vita del progetto, a parità di risorse impiegate, viene ad allungarsi in maniera consistente ben oltre i termini istituzionali, producendo sensibili ricadute in termini di efficacia della valorizzazione conservativa e di sostenibilità dello sviluppo locale. Per questa via il Parco, attore eminente della legalità, segue un principio di sussidiarietà nel seno delle politiche pubbliche poste in atto nei diversi territori.

E’, questo, un profilo realmente qualificante del progetto comunitario, che coltiva un principio di ripartizione diretta delle competenze tra livelli diversi, coniugando rappresentanza e partecipazione, dibattito e decisione in una prospettiva di democrazia deliberativa. Il principio di sussidiarietà, introdotto nell’Unione Europea con il trattato di Maastricht (1992), quale risposta all’esigenza di conciliare politiche comunitarie e sovranità nazionale, diventa dunque un riconoscibile indicatore di rotta. A tal proposito, il segno che emerge con forza, a conclusione del progetto, è che la decisione pubblica avviene al livello più sussidiario possibile, a garanzia della massima prossimità tra i decisori e gli interessati e affinché sia sempre più ridotta la distanza tra le esigenze delle popolazioni e le risposte dell’autorità pubblica. Nel rispetto di questo fondamentale principio di democrazia deliberativa, entrano in campo attori eterogenei che sono e restano tutti autonomi portatori di diritti, ancorché differenziati: comunità locali, stakheolders, ONG, operatori tecnici e semplici cittadini. In considerazione di tale eterogeneità il Parco, nel quadro del progetto comunitario, accentua il nesso tra conservazione e sviluppo locale, privilegiando un approccio di tipo negoziale che fa leva su esplicite assunzioni di responsabilità da parte dei singoli attori, i quali contraggono obblighi ed acquistano diritti l’uno nei confronti dell’altro.